Diario di Viaggio (Travel Book)  
     
  In viaggio. Europa  
     
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HANNO SCRITTO...


Lucia Anelli
L’artista rappresenta luoghi – in genere paesaggi urbani – nei quali si inseriscono alcuni elementi ricorrenti: movimento, ribaltamento, moltipllicazione e rarefazione dei soggetti, colore che compare sullo sfondo in bianco/nero. Il movimento è inteso anche come processo di moltiplicazione, materializzazione e smaterializzazione di un’immagine o meglio, di elementi dell’immagine, che lasciano la traccia di un percorso in momenti successivi, unici e irripetibili. Le diverse “copie” dello stesso soggetto suggeriscono altri suoi modi di essere, altre dimensioni e possibilità della sua vita. Col passare del tempo, la presenza si singole immagini moltiplicate si è trasformata in veri e propri “paesaggi paralleli”, che a un primo sguardo appaiono come un tutto omogeneo e integrato, ma che si rivelano poi indipendenti l’uno dall’altro, ognuno il fantasma dell’altro.

Mirella Casamassima
Fotografia, computer e pittura sono i media di Maria Martinelli: diari di viaggio […] per cogliere soprattutto quello che il cervello e i sensi avevano registrato prima dello scatto e che il risultato fotografico non ci fornisce nella sua molteplicità, fluidità,eterogeneità; la foto è già immagine morta (R.Barthes), è un presente-passato (W.Wenders). Come ridarle vita? Movimento-tracce di percorsi in tempi successivi; moltiplicazione-diverse copie dello stesso soggetto-altri modi di essere; ribaltamento-immagini capovolte-prospettive di osservazione diverse, altre; colori-fisicità e organicità contro l’immateriale della foto […] un intreccio di linguaggi tra pittura, fotografia, grafica digitale, intorno al tema del non-luogo, intorno a quella zona di incertezza, non pianificabile, non-plan, dove la distinzione di tempo e spazio dell’era urbana si trasforma in spazi isotopici, eterotopici, e utopici, nell’idea che la riappropriazione del territorio appartiene anche ai nomadi, agli artisti e ai poeti nelle zone di fessura della città.

Marilena Di Tursi
La Martinelli lavora sul viaggio come esperienza epifanica, come rivelazione, un'idea opportunamente tradotta sul piano tecnico cancellando parti di immagine fino a conferire al tutto una consistenza nebulosa che richiama l'affiorare confuso dei ricordi nella nostra memoria. In questi ultimi lavori prevale una componente cromatica fredda e allucinata con presenze umane simili a fantasmi in un gioco percettivo che unisce nei dittici, luoghi lontani tra loro, per lo più metropolitane, richiamandone patricolari comuni, come cartelli o neon. Nuova anche l'esperienza del video, dove il movimento dei frames chiarisce poeticamente il senso della sparizione e del palesamento grazie ad un ciclista che attraversa gli spazi opportunamente dissolti dopo il suo trasognato passaggio.

Antonella Marino
Qui le grandi immagini della Martinelli risaltano come apparizioni luminose, squarci che emergono da una cornice buia con inedite accensioni di colori. Il viaggio ideale e mentale dell'artista barese prosegue dunque, soffermandosi su interni di metropolitane in alcune città europee. Siamo a Berlino, Bruxelles, Milano? Difficile dirlo. Gli scatti fotografici fondono infatti con perfetti incastri due o piö luoghi, attraverso complessi passaggi digitali che annullano le coordinate spazio-tempo creando altrove olistici ed onirici. Ciclicità, sdoppiamenti, sfocature e sparizioni si ritrovano anche nell'interessante esordio dell'autrice con la telecamera: in questo suo primo video le diverse fasi sottese alle opere bidimensionali si animano e si visualizzano nella loro visionaria complessità, attraverso un montaggio step by step ottenuto con sofisticate tecniche di animazione elettronica.

Pietro Marino
Si affollano citazioni ed emozioni di viaggi per le città d’Europa, nelle visioni fantasmatiche di Maria Martinelli. Sono frutto di un complesso percorso anche tecnico, che dallafotografia digitale passa al lavoro di sottrazione, consunzione
e insieme ricomposizione.
Così la vita osservata mentre freme o si coagula per vie e piazze di Bruxelles o Praga o Amsterdam rallenta, si ferma. Lo spazio perde definizioni, i colori smagriscono, le figure tendono a perdersi dentro una sorta di nebbia che sale lentamente. I ricordi dei luoghi visti si sovrappongono o coabitano... Ma non come caos o disfacimento, semmai assorbimento, rarefazione, distanza: alla osservazione istantanea si sostituisce la paziente meditazione che cerca nuovi assetti alle immagini. E’ come un nuovo luogo mentale da abitare, ricostruito per via di equilibri formali o per assonanze di situazioni emergenti dal flusso della memoria.Si avvertono sentori di estasi orientale, calata dentro la marginalità metropolitana.

Giusy Petruzzelli
L’occhio dell’artista. Contributo ad un’estetica del viaggiatore
La dimensione del viaggio è da molti anni fondamentale nella poetica di Maria Martinelli. L’artista non solo osserva i luoghi con la mediazione dell’occhio fotografico, ma ritorna poi in studio sulle immagini, rielaborandole sia con l’utilizzo dell’informatica sia con il classico medium pittorico. Quest’articolato lavoro sull’immagine fa’ sì che l’esito dell’opera finita sia lo straniamento rispetto ad un oggetto reale identificabile. La relazione dell’opera con quell’oggetto si è infatti complicato in una serie di elaborazioni mentali e pratiche.
Molti ritengono che il viaggio possa già realizzarsi “intorno alla propria stanza”, parafrasando il titolo di un’opera di Xavier De Maistre; per la Martinelli, invece, il fattore della distanza e della diversità è molto importante: la intrigano gli universi altri rispetto alla propria quotidianità, le identità molteplici degli esseri umani dislocati altrove, le forme del visibile differenti rispetto agli orizzonti noti.
Ciò segna il discrimine fra la fotografia del reportage di viaggio e le opere ispirate ai luoghi visti dell’artista viaggiatore. L’artista crea nuove visioni del mondo ed il miracolo dell’arte si compie ogni volta che l’oggetto o l’immagine creati dall’artista li sentiamo nostri, li riconosciamo come se appartenessero da sempre all’umano.     

Maria Vinella
Nel gioco di de-contestualizzazione e ri-contestualizzazione dei luoghi, Martinelli racchiude una poetica che si affida al paradossale e all’assurdo. Poiché, se al primo sguardo le immagini appaiono come consueti paesaggi urbani o rurali, osservandole attentamente emergono i particolari di uno speciale diario di viaggio che vede nel luogo geografico null’altro che un pretesto per entrare in contatto con territori persi oltre le soglie della coscienza. La scoperta che ogni viaggio promette è, allora, la promessa di incontro con se stessi e con l’alterità.