Il mio lavoro parte dai miei appunti di viaggio: tante immagini e pochi scritti, che suggeriscono vagamente come ricostruire il puzzle di luoghi e situazioni che non sempre la memoria ricostruisce come un tutto organico, logico e sequenziale. Le immagini ricordate sono isolate e spesso circondate da un alone indistinto di "altro" che c'è intorno, ma è così poco importante per me da essere inesistente.
Le immagini della memoria sono attimi congelati su cui ho fissato l'attenzione, una prima volta a momento dello scatto e poi una seconda, quando ho scelto l'immagine su cui lavorare.
Poiché la scelta è avvenuta per associazione, come è naturale che sia nel vagabondare della memoria,
alla fine i gruppi di immagini sono "trasversali", nel senso che mostrano aspetti comuni a più luoghi e a più situazioni, piuttosto che raccontare alla maniera del reportage o del vero e proprio diario di viaggio.
Isolata, decontestualizzata e fuori da una finalità narrativa, ogni
scena tradisce più che mai l'oggettività dell'accadimento e può essere il punto di partenza per le infinite possibilità dell'immaginario.
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Lascio che i luoghi prendano vita a poco a poco... è' lo stesso processo della memoria, del sogno, dell'immaginazione... è un processo che ricorda anche l'immagine che lentamente emerge sulla carta nello sviluppo fotografico analogico. E' anche il gioco vita-morte-rinascita. E' il gioco dell'arte. Ogni cosa va e viene, appare e scompare, si rivela e si nasconde.
L'elaborazione digitale è uno strumento magico in questo lavoro, perché segue il tuo cervello e le sue immagini in modo istantaneo... è proprio come creare migliaia di mondi nel tempo e nello spazio di un pensiero...
Foto di viaggio, scattate lungo la strada dall'auto in movimento e spesso in corsa... il vetro del parabrezza o del finestrino laterale si frappone tra l'occhio della fotocamera e il paesaggio là fuori... l'atmosfera grigia di queste zone del Nord Europa è ancora malinconica, ma a volte diventa fiabesca...
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Il mio focus diventa il ristretto film della mia mente.
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Le bici sono dappertutto, soprattutto nel Nord Europa. Mi intriga la loro forma sottile e agile. Sembrano nostri amici o guardiani silenziosi, che a volte sono al nostro servizio, a volte ci guardano con curiosità, a volte raccontano le nostre storie, a volte ci imitano, raccogliendosi in gruppi e parlando tra di loro, a volte ci aspettano pazientemente, a volte ci spingono ad andare.
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La nebbia è il regno di tutte le possibilità e i cambiamenti, di tutto quello che non ha ancora preso una direzione ed è libero di interpretare qualsiasi ruolo o di non fare niente... ma a volte le forme devono venir fuori e prendere vita.
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Queste immagini sono inserite nel video "Sguardo che svela", composto dai contributi di tre artiste e presentato nel corso dell'evento “Conversazione con l'autrice”, dedicato a Giuliana Sgrena, vincitrice del premio Città di Bari 2008 per la saggistica con il libro “Il prezzo del velo”.
Il doppio significato della parola francese "confiance" è "confidenza" e "fiducia". L'allusione è, da un lato, all'intimità verbale che unisce queste donne quando si raccontano tra di loro e, dall'altro, quella fiducia che nel libro di Giuliana Sgrena emerge nella descrizione di alcune di loro, che con coraggio hanno sfidato la dura legge che le vorrebbe cancellate o ridotte al silenzio.
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Può trattarsi di un piccolo cambiamento nella nostra vita o di una specie di crisi cosmica, ma in ogni caso è un passaggio... forse esiste un punto o un istante in cui è possibile passare da un Sé all'Altro.




